Free Tibet

mercoledì 24 settembre 2008

Terza stagione

PRIMO EPISODIO

Di nuovo Jess si ritrova a vagare per le strade di Caserta Vecchia in occasione della manifestazione di Settembre al Borgo. Di nuovo come due anni fa, quando tutto è cominciato per lui. Ora però cammina leggero e pensa pesante. Si nasconde per un po’ nella sua Libreria, ma non è un buon nascondiglio. Nessun posto è un buon nascondiglio, quando si vuole fuggire dai propri pensieri, perché NOI SIAMO I NOSTRI PENSIERI. Glielo disse tempo fa uno degli Eddy. E l’altro? L’altro degli Eddy oggi indossa un abito scuro, e la ragazza dai lunghi capelli neri gli ha chiesto se è triste, lui le ha risposto “a volte sì, a volte no”.

SECONDO EPISODIO

La Libreria ha bruciato per tutta la notte, ma nessuno ha avvertito Jess che stamattina ha trovato i pompieri ad attenderlo, e al posto dei libri ora c'è una montagna di cenere. Jess non ha voglia di piangere, né di chiedersi come sia potuto accadere. I pompieri gli spiegano che un mozzicone di sigaretta è stata la causa dell'incendio. Jess non fuma.

TERZO EPISODIO

L'auto di Jess si è rotta: da un giorno all'altro, così...senza preavviso...non si mette in moto, non ne vuole sapere di partire e trasportare a lavoro Jess...il motore ha tossito un po' e l'auto ora è ferma sul ciglio della strada. Una tartaruga gigante si “accosta” a Jess per chiedergli se ha bisogno di aiuto, e Jess gli chiede sfacciatamente un passaggio. Certamente oggi ci metterà un po' più di tempo per arrivare a lavoro, ma almeno non si sentirà stressato dal traffico cittadino.

QUARTO EPISODIO

Jess si rende conto di commentare sempre le stesse situazioni. Nulla si è mosso in due anni. Macrico. Alitalia. Rifiuti. Camorra. Morti bianche. Lavoro nero. Violenza negli stadi. Guerre. E chi dovrebbe essere in galera è libero di fare ancora danni. Il Paese sta collassando, ma la Televisione dice che si può stare tranquilli. Jess non si sente tanto tranquillo, ma continua a “progettare” in 75 mq.

QUINTO EPISODIO

Di fronte all'enorme cartellone con lo slogan “Separali in casa” che avvisa la cittadinanza che prossimamente inizierà la raccolta differenziata “porta a porta”, Jess non può fare a meno di pensare che il cattivo gusto è una peculiarità di questa Giunta. Sono anni che i cittadini differenziano i propri rifiuti nelle loro case in attesa che il Comune dia il via a questa raccolta “porta a porta”, sono stati i cittadini a chiedere un'isola ecologica dove portare quei rifiuti, ed è grazie ai cittadini e a qualche parrocchia che si sono ottenuti spazi per effettuare la raccolta differenziata. Insomma si poteva evitare di spendere soldi per scrivere “separali in casa”, piuttosto si dovrebbe avvertire di come separare in base alle Ditte che si occuperanno del riciclo, e soprattutto si dovrebbe dare garanzie sul QUANDO inizierà tale formula di raccolta dei rifiuti urbani. Questa è almeno la quarta volta che il Comune avvisa che sta per iniziare la raccolta differenziata “porta a porta”. Infine il pensiero di Jess va ai siti di compostaggio di cui non si è più parlato.

SESTO EPISODIO

In corteo per manifestare contro un decreto legge che vuole spendere meglio i soldi dei contribuenti. Quindi tutta queste persone che Jess vede scendere in piazza sono state solo strumentalizzate dai partiti in opposizione al Governo? Dunque nessun taglio, o meglio i tagli saranno effettuati sugli sprechi. Secondo il Ministro Gelmini un taglio doveroso va fatto ai fondi per le Università. Cosa comporterà questo taglio di 500 milioni di euro in 3 anni? Per alcuni atenei potrebbe significare la chiusura, altri potranno scegliere se diventare fondazioni private. La privatizzazione delle università si traduce nell'aumento delle tasse agli studenti che potrebbero raggiungere i 6-7000 euro l'anno, sul modello delle università americane. Le fondazioni verrebbero finanziate da enti privati, come ad esempio le industrie farmaceutiche, e tali enti finirebbero per tagliare le gambe a tutti quei settori universitari e di ricerca che non rientrano nei loro interessi. Ma sì, tutte queste persone che Jess vede riversarsi per le strade saranno solo dei perdigiorno, che avranno da lamentarsi?

SETTIMO EPISODIO

Jess ha freddo, resta immobile sulla sedia mentre guarda il telegiornale. Dopo qualche giorno si alza per scaldarsi accanto al fuoco del caminetto. Prende la legna, la sistema, la guarda bruciare. Non ha voglia di muoversi, resta immobile accanto al caminetto, che pure non va da nessuna parte. Anche la città è rimasta paralizzata per un po', e la Società della juveCaserta resterà paralizzata ancora per molto tempo.

OTTAVO EPISODIO

È un periodo un po' fiacco per il giornalismo. Jess pensa che ci vorrebbe una bella epidemia tipo aviaria, tipo morbo “della mucca pazza”, oppure un bell'assassinio come quello di Cogne, o una catastrofe come lo tsunami, o magari un attentato al Papa. Solo in quei casi si è bombardati di notizie, aggiornamenti, particolari minuziosi. Nemmeno la crisi economica sta facendo scalpore. Eppure ci sarebbe da raccontare, per esempio le guerre che si combattono nel mondo: la maggior parte di queste sono sconosciute, perché mai riportate...forse perché i giornalisti non possono farlo, forse perché per qualcuno è meglio non far approfondire l'argomento. Jess pensa soprattutto al perché l'inviato in Inghilterra della RAI riporti solo notizie di gossip, di costume, di curiosità...cosa succede davvero lì?

NONO EPISODIO

Quando la tragedia è a chilometri di distanza non ci si fa caso, ma quando è a pochi metri allora fa paura. Quando il problema è a chilometri di distanza non ci si fa caso, ma quando è a pochi metri allora dà fastidio. A Mumbai oltre 100 morti. A Milano un bambino cade dal terzo piano di una scuola. A Roma quello definito ex boss della banda Magnana è stato carcerato. A Rimini un essere umano viene bruciato vivo per divertimento. A Varese un cittadino del Bangladesh viene aggredito per intolleranza. A Bangkok viene occupato l'aeroporto e richieste le elezioni. L'Alitalia taglia i voli interni continuando a procurare disagi. Jess spegna la tv.

DECIMO EPISODIO

Jess non può credere alle parole pronunciate da Veltroni, dispiaciuto per quelle famiglie di italiani che non potranno vedere più le partite di calcio, perché costerà troppo l'abbonamento a Sky. Ma Jess pensa che non sia questa l'ingiustizia da combattere, in quanto le partite non sono un bene primario, e concedersene la visione ogni domenica seduti sul divano è un lusso. Piuttosto va sottolineato il fatto che quell'aumento di tassa non sia previsto anche per Mediaset Premium. Appena apre bocca il Presidente del Consiglio si scatena un conflitto di interesse.

UNDICESIMO EPISODIO

Sulla striscia di Gaza è guerra, ma non adesso, da sessant'anni. Fin'ora è stata definita una crisi. Che senso ha il Giorno della memoria, ricordare cosa è stata la shoa, quando un genocidio viene ripreso e camuffato in altro? Jess è sotto la doccia, lascia cadere sul suo corpo litri di acqua, proprio mentre è in corso una guerra per i pozzi d'acqua. Cosa dovrebbe fare? Smettere di lavarsi? Ogni volta che compra qualcosa che non sia un bene di prima necessità, sa di finanziare indirettamente una guerra. Eppure tutte queste amare considerazioni non riescono a scalfire il suo sorriso ebete, non riesce a smettere di pensare a chi ha preso in braccio, appena nata, tre settimane fa.

DODICESIMO EPISODIO

Che fine ha fatto il Tibet? I monaci che si davano fuoco per strada, i carrarmato cinesi minacciosi e usurpatori, i diplomatici che discutevano se mandare gli atleti della propria Nazione a Pechino? Tutti i reportage di quei giorni servivano a pubblicizzare le Olimpiadi? Jess come sempre se ne meraviglia. Altrettanto si meraviglia per la gente della sua città che non si accorge di essere sommersa dall'immondizia come un anno fa, solo che adesso il telegiornale non ne parla, perché la spazzatura non fa più notizia, e poi il capo del Governo ha detto che è tutto risolto. E il capo del Governo cinese cosa avrà detto? Non è Jess che può riferirlo, non capisce il cinese.

TREDICESIMO EPISODIO

La ragazza dai lunghi capelli neri ha smesso di danzare. Jess ha smesso di lavorare. La mattina dorme fino a tardi, si alza per preparare il caffè, ma lo beve seduto sul letto, e resta a letto finché non torna la ragazza dai lunghi capelli neri. La stanza è sua. Fanno l'amore per un paio di ore, lei prepara da mangiare, fanno di nuovo l'amore, ma per meno tempo, escono, vanno al cinema, e poi al pub, oppure restano a casa a guardare un film. Dopo cinque giorni lei lo caccia di casa. Jess sapeva che sarebbe durata poco, che presto sarebbe ripartito, gli dispiace solo di non aver preso nemmeno un libro da poter leggere durante il viaggio.

QUATTORDICESIMO EPISODIO

C'è la crisi. In Italia come in Inghilterra. In America come in Giappone. Jess cammina per le strade della sua città, si ferma nel suo Caffè preferito, verso il centro storico, ordina da bere, legge un giornale. Jess non sembra in crisi, ma la crisi c'è. Il suo vagabondare ne è la testimonianza. Il più forte sopravviverà? In questi giorni si commemora la nascita, avvenuta duecento anni fa, dell'inglese Charles Darwin, passato alla storia per la sua teoria sull'evoluzione delle specie: la sopravvivenza e il successo di un gruppo dipende dall'armonia dei suoi membri e dall'altruismo.

QUINDICESIMO EPISODIO

Lo scaldasonno. Alta ingegneria. Calore avviluppante. Da qualche tempo Jess ha vissuto questa esperienza meravigliosa e non può più fare a meno di addormentarsi in quel dolce torpore. Dormire dormire dormire. Jess era convinto che nulla potesse essere meglio della sua termocoperta in poliestere trapuntato a rapido riscaldamento, fino a quando una bimba non si è addormentata silenziosa sul suo petto: essere diventato lo scaldasonno occasionale di quel fagotto morbido è stato sublime.

SEDICESIMO EPISODIO

Jess ascolta Electrify, una bimba danza sul tappeto, Muntazar al Zadi lanciò le sue scarpe contro George W. Busch, piccoli americani hanno chiesto pace nel mondo e gelato per tutti, il Papa ha lanciato un appello all'Irlanda perché “non si lasci vincere nuovamente dall'orrenda tentazione della violenza”, i cittadini americani potranno recarsi una volta l'anno a Cuba per visitare i loro familiari e restarci tutto il tempo che desiderano, e in Italia...a Milano un gatto è rimasto intrappolato per sei giorni.